Sostenibilità è anche far durare ciò che funziona

Quando una parte si consuma, perché buttiamo tutto?

Quando pensiamo alla sostenibilità, tendiamo quasi sempre a guardare ciò che stiamo per acquistare. Ci chiediamo di che materiale è fatto un prodotto, se la confezione è riciclabile, se esiste un’alternativa più ecologica. Sono domande importanti, ma ce n’è un’altra che facciamo molto più raramente: che cosa succederà a quell’oggetto quando una sola delle sue parti inizierà a consumarsi?

È una situazione che conosciamo bene. Un componente si deteriora, una superficie si rovina, un elemento non funziona più come prima e, anche se tutto il resto sarebbe ancora perfettamente utilizzabile, finiamo per sostituire l’intero prodotto. Non perché sia davvero arrivato alla fine, ma perché non è stato pensato per permetterci di intervenire soltanto sulla parte che ne avrebbe bisogno.

Forse è proprio qui che la sostenibilità diventa più interessante.

Durare non significa soltanto resistere a lungo

Quando definiamo un prodotto “durevole”, immaginiamo normalmente qualcosa che non si rompe facilmente e che può accompagnarci per molti anni. Ma la durata non dipende soltanto dalla robustezza dei materiali. Dipende anche da ciò che accade quando, inevitabilmente, alcune parti iniziano a mostrare i segni dell’utilizzo.

Un oggetto può essere molto resistente e diventare comunque inutilizzabile prima del necessario se non possiamo pulirlo correttamente, mantenerlo o sostituire i componenti maggiormente soggetti a usura. Al contrario, un prodotto progettato pensando anche alla manutenzione può continuare a svolgere il proprio lavoro molto più a lungo, perché non ci obbliga a considerare tutto “finito” nello stesso momento.

È una differenza che spesso non si nota il giorno dell’acquisto. Diventa evidente soltanto con il tempo.

Il componente più debole non dovrebbe decidere la vita di tutto il prodotto

Immaginiamo due oggetti composti da più elementi. Nel primo, ogni parte è incorporata in modo permanente: se una si consuma, dobbiamo sostituire tutto. Nel secondo, invece, le parti che richiedono maggiore manutenzione possono essere rimosse, pulite e, quando necessario, sostituite singolarmente.

All’inizio possono sembrare due prodotti molto simili. Dopo qualche anno, però, raccontano due storie completamente diverse. Nel primo caso, la vita dell’intero oggetto finisce insieme a quella del componente che si è consumato per primo. Nel secondo, ciò che continua a funzionare continua semplicemente a essere utilizzato.

Questa logica ci porta a guardare la sostenibilità da un punto di vista meno appariscente, ma molto concreto: non soltanto di cosa è fatto un prodotto, ma anche quanto siamo messi nelle condizioni di continuare a usarlo.

Una domanda diversa prima di comprare

Siamo abituati a chiederci quanto costa un oggetto, quanto durerà o quali caratteristiche possiede. Potremmo aggiungere una domanda altrettanto semplice: quando una parte si consumerà, quanto dovrò buttare?

È una domanda che sposta l’attenzione dal momento dell’acquisto all’intera vita del prodotto. Ci costringe a considerare non soltanto ciò che portiamo a casa oggi, ma anche ciò che, prima o poi, dovremo sostituire o smaltire.

In questa prospettiva, il contrario dell’usa e getta non è necessariamente qualcosa che porta un’etichetta “green”. Molto spesso è qualcosa che può essere mantenuto, pulito, rinnovato e utilizzato più a lungo.

Ed è qui che nasce una regola estremamente semplice: mantenere ciò che funziona e sostituire soltanto ciò che serve.

La stessa logica applicata a TappyBuggy

Quando abbiamo pensato TappyBuggy, il problema non era soltanto creare un sistema capace di intervenire sulle suole all’ingresso. Dovevamo anche considerare cosa sarebbe successo dopo mesi e anni di utilizzo, perché le diverse parti del sistema svolgono funzioni differenti e non sono necessariamente soggette alla stessa usura.

Per questo i componenti possono essere rimossi e puliti separatamente e le parti soggette a usura possono essere sostituite senza dover cambiare tutto il sistema. Se un elemento continua a svolgere correttamente il proprio lavoro, non c’è motivo di eliminarlo soltanto perché un altro componente ha bisogno di essere rinnovato.

La sostenibilità di TappyBuggy, quindi, non nasce dalla promessa generica di “salvare il pianeta”. Nasce da una scelta progettuale molto più concreta: evitare sostituzioni complete quando non sono necessarie e permettere al sistema di essere mantenuto nel tempo.

La sostenibilità forse comincia prima del cestino

Spesso iniziamo a pensare all’impatto ambientale di un oggetto nel momento in cui dobbiamo eliminarlo. Ci chiediamo dove buttarlo, se può essere riciclato o quale sia il modo corretto di smaltirlo. Ma prima di quel momento c’è stata tutta la sua vita utile, e il modo in cui è stato progettato può averla allungata oppure accorciata.

Guardare la sostenibilità da questa prospettiva significa quindi anticipare la domanda. Non soltanto “dove finirà quello che sto buttando?”, ma anche “era davvero necessario buttare tutto?”

A volte una scelta più consapevole non consiste nel trovare continuamente qualcosa di nuovo da comprare. Consiste nel poter continuare a utilizzare bene ciò che abbiamo già.

Mantenere ciò che funziona. Sostituire soltanto ciò che serve.

Continua ad esplorare

La protezione degli ambienti è fatta di piccoli gesti e dettagli invisibili. Potrebbero interessarti anche:

Torna al blog